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PARIGI E IL NUOVO DINAMISMO (1879 -1890)

 

Preferì dapprima lavorare autonomamente stringendo rapporti con diversi mercanti – americani, inglesi, tedeschi oltre che col francese Goupil – rispondendo alle loro commissioni oppure con proposte personali. “Poco conosciuto in Italia, non inviando mai nulla al Salon, Boldini era già celebre fra i dilettanti in Francia, in Inghilterra e in America”, scriveva Folchetto nel 1889. La sua precoce affermazione in America e in Germania fu ricordata anche al fratello Gaetano nell’ultimo periodo della sua vita: “Infelicemente non ho le fotografie di quell’epoca questi quadri sono molti, in America e anche in Germania piacevano al più illustre e il migliore artista di Germania Menzel”. Si iscrisse poi al Cercle de l’Union Artistique (Comitato della Società Nazionale degli Artisti Francesi) per trovare un ulteriore legame con un’istituzione pubblica: Meissonier era presidente della sezione di pittura e Raimundo de Madrazo un associato; visitò Venezia dipingendo nel Palazzo Rezzonico. Trascorse un periodo a Étretat. I primi giorni di luglio corrispose con il collezionista Victor Desfossés, il quale lo invitò a raggiungerlo ai bagni di Royat.

Il 28 luglio Enea Cirelli, vedovo di Beatrice Boldini, sposò l’altra sorella, Filomena Boldini. Il fratello Gaetano convolò a nozze invece con Amalia Bocchi. Espose a Londra alla Arthur Tooth Gallery.

Conobbe il direttore del Museo del Prado, Federico de Madrazo, suocero di Mariano Fortuny. Dall’inizio di quest’anno intraprese un costante rapporto epistolare con il giovane Raimundo de Madrazo e verosimilmente partecipò all’esposizione del Cercle de l’Union Artistique nel febbraio del 1880, presentando, forse, il ritratto di Alice Regnault a cavallo, oggi a Milano. Il dipinto fu esibito in maggio al Salon ufficiale con il titolo Portrait de M.me *** n. 384 del catalogo e descritto da Philippe Burty in Le Salon de 1880, in “L’Art” del giugno 1880, p. 304.

Anche Jacopo Caponi, alias Folchetto, corrispondente da Parigi, lo ricordò in “Fanfulla” del mese di giugno:

Note parigine, 14 giugno 1880. Il Salon a dosi omeopatiche. “Boldini ha esposto un prezioso quadretto che rappresenta un’amazzone a cavallo. Seduta volgendo la faccia a chi la vede, e mostrando l’amena curva che fa il bel corpo sulla sella, è un gioiello di esecuzione che piace immensamente. Attira ancora più la curiosità del pubblico, poiché si sà che il modello è la bellissima Alice Regnault, e il quadro è stato causa di uno scandaloso incidente. Si è detto che Boldini fece questo ritratto equestre per regalarlo alla celebre attrice – celebre per bellezza – e poi gliene richiese 15.000 franchi. La verità è che egli non prese mai quell’impegno, e le offrì poi a titolo di ringraziamento un suo studio di grande valore. Non è neppur vero che il ritratto sia stato venduto. Me ne dispiace per la Regnault, ma per essere esatto, debbo dire che un signore americano ne offrì 15.000 franchi… a patto di cangiare la testa!! Boldini ha rifiutato ‘perché vuole conservarlo in ricordo dei dispiaceri che gli ha procurato’.”

A giugno Boldini scrisse a Signorini, chiedendogli di accompagnarlo in Bretagna. In agosto fece un viaggio in Olanda, dove poté ammirare i prodigiosi ritratti di Frans Hals. Il 14 settembre esortò Serafino De Tivoli a rien- trare a Parigi dall’Italia, perché qui i pittori del Caffè Nouvelle Athènes, Degas, Desboutin e Fichel, lo reclamavano.

Al Salon del 1881 espose Portrait de Mme la Comtesse de R., aprendo quel filone inesauribile di splendide figure femminili: “che gran talento nel rendere brillanti i vostri occhi, vellutata la pelle, giovane il sorriso e disinvolto l’atteggiamento!”, scriveva Maurice Du Seigneur nella recensione all’esposizione.

A maggio Mancini gli scrisse una lettera incomprensibile dal Manicomio Provinciale di Napoli. Giovanni incontrò Signorini giunto a Parigi per visitare l’esposizione. In luglio andò con Berthe a Chatou, dove ricevette Signorini e De Tivoli.

Nel 1882, il maestro Emanuele Muzio, dopo essersi fatto ritrarre, si prodigò affinché Giuseppe Verdi accettasse di posare per Boldini. Verdi si mostrò entusiasta del ritrattino su carta di Muzio fattogli avere da Boldini “che si vede è fatto da un grande artista”.

Fin da quest’anno Boldini intrattenne rapporti professionali con il mercante d’arte tedesco Lepke, al quale inviava i suoi lavori per ottenerne il parere. Lepke era gallerista di Adolph Menzel, il quale espresse il desiderio di vedere i quadri di Boldini. Questo fatto anticipa i contatti del ferrarese con Menzel prima del viaggio a Berlino del 1886.

Lepke possedeva già un’opera di Boldini, acquistata tramite Goupil nel 1872: Intérieur d’atelier, come risulta dai taccuini di vendita della Maison.

Nel corso degli anni ottanta perdurarono i contatti con il gallerista londinese Everard, con la casa di vendita inglese Arnold & Tripp e con i mercanti americani Charles Warren Cram, Samuel Putnam Avery e George Lucas.

A dicembre Boldini presentò sei opere alla “Première Exposition de la Société Internationale des Peintres et Sculpteurs” presso la Galleria Georges Petit: Deux études (pastels, n. 13), Portrait de Mme Fortuny (n. 14), Station d’omnibus (forse Omnibus in Place Pigalle, n. 16), Le panier de fraises (forse Primizie, n. 17) e Portait de M. A. (n. 15). La presenza di quest’ultimo, cioè il Ritratto del pittore Joaquín Araújo Ruano riprodotto a incisione nel catalogo e datato 1882, consente di anticiparne la realizzazione, finora collocata intorno al 1889-1890. L’opera fu probabilmente esposta anche a Monaco nel 1890 e a Berlino nel 1896. Sicuramente era presente all’Esposizione Universale di Parigi del 1889.

Il 17 dicembre Giovanni divenne membro onorario dell’Accademia delle Arti del Disegno di Firenze.

Nel 1883 fu insignito dell’onorificenza di cavaliere dell’Ordine della Corona d’Italia.

In gennaio donò a Cecilia de Madrazo Fortuny il ritratto che le aveva fatto l’anno precedente e che lei ritenne “molto, molto bello”.

Frequentò il Caffè La Rochefoucauld, dove incontrò Degas, Pissarro, Cervax, Spiridon, Liardo, Fichel, Pittara, Manzi e, più volte, Signorini.

Il 13 giugno morì Enea Cirelli. Scrivendo al fratello Theo, Van Gogh manifestò i suoi pregiudizi sulla pittura di Boldini, per poi ricredersi in una lettera immediatamente successiva.

Nel novembre Giovanni assistette insieme a Muzio alla rappresentazione del Simon Boccanegra di Verdi rimanendone affascinato. Secondo una testimonianza epistolare di Signorini, nel 1884 Boldini era in rotta con Degas.

Dal 20 al 25 giugno Signorini, che si trovava a Parigi, visitò Boldini nel suo studio, dove incontrò la modella Luisette e, successivamente, un amico di Verdi, Deleu (cioè Paul-César Helleu). Prima che Signorini partisse, i due amici si scambiarono due quadri: quello di Boldini era Signora in costume Impero seduta al tavolo, dipinto anni prima. Giovanni cominciò a frequentare Helleu.

Boldini scrisse alcune lettere di raccomandazione per Signorini, presentandolo prima a Durand-Ruel e poi a Léon Boussod, succeduto a Goupil nella direzione della Maison. Vendette alcune opere al mercante d’arte americano Charles Warren Cram, con il quale rimase in contatto fino al 1891.

Il pittore eseguì anche un ritratto alla moglie del mercante, Ella Brooks Carter.

A dicembre andò a Nizza per la rappresentazione dell’Aida.

A Natale del 1884 era a Genova ospite, con Muzio, di Verdi; proseguì poi per Firenze, dove arrivò il 27 dicembre e fu affettuosamente accolto da molti amici.

All’inizio del 1885 Boldini si recò ancora alla villa Il Barone di Montemurlo, ospite di Banti, con il quale aveva trascorso il Capodanno. Rientrato a Parigi fra gennaio e febbraio, ricevette da lui alcune foto dei pittori cosiddetti “Primitivi”, acquistate da Alinari. Banti reclamò inoltre il suo ritratto eseguito dall’amico informandolo anche di aver passato una mano di colore dietro il ritratto che Boldini aveva fatto ad Alaide e di averne dorato la cornice.

A maggio partecipò ai funerali di Victor Hugo.

Corrispose con Leopolda Banti Redi anche a proposito di un paio di stivaletti per Alaide da far realizzare da un calzolaio francese, poi spediti a Firenze.

Alaide Banti al piano, archivio privatoAlaide Banti al piano, archivio privato

Agli inizi di luglio partì per Napoli, dove alloggiò all’Hotel Royal Chiatamone e incontrò Morelli, Gemito, Altamura, Dalbono e molti altri. A fine mese si recò nuovamente in Toscana, ospite a Montorsoli di Banti, con il quale fece una gita a San Gimignano. A settembre tornò a Parigi, dove gli amici lo trovarono ingrassato. Scrisse a Muzio, pregandolo di porgere i suoi saluti a Verdi. Frequentò Degas e De Tivoli. Soffrì di mal di denti.

Il 26 dicembre scrisse alla madre di Alaide, Leopolda, affinché consentisse alla figlia di trascorrere un periodo a Parigi da lui; contrariato per la risposta negativa, dichiarò il proprio amore per Alaide.

Nel marzo del 1886, grazie a Muzio, incontrò Verdi di passaggio a Parigi con Giuseppina Strepponi; in un breve volger di tempo, eseguì prima il ritratto a olio del maestro e successivamente quello a pastello, presentato nello stesso anno, unica opera, alla Galleria Georges Petit, ma non in vendita.

A novembre Giuseppina ringraziò Boldini per la fotografia fattale avere da Muzio, forse riferibile a uno dei ritratti del marito. In seguito, a Milano, lo ringraziò personalmente. Boldini espose a Londra, alla Obach and Co. Gallery, nella mostra tenutasi a maggio.

Frequentò Alfred Stevens e Serafino De Tivoli. In maggio morì Cecioni. Il primo luglio si trasferì in una villetta presa in affitto tramite l’amico John Singer Sargent nella zona di Plaine Monceau, al n. 41 di boulevard Berthier. Corrispose con l’amico Banti, che non credette a un imminente viaggio dell’amico in Italia, dove lui lo esortava invece a recarsi per trovare nuovi stimoli. Boldini annunciò anzi un prossimo soggiorno a Digione, Ginevra e Vevey.

A settembre si recò in Germania, fermandosi a Besançon dai Veil-Picard per proseguire con loro verso Ginevra, Aix-les-Bains e poi, da solo, fino a Berlino da Menzel. Nel corso del viaggio incontrò anche il figlio di Banti, Leonetto. In questo periodo intrattenne una fitta corrispondenza con Muzio, che era in costante contatto con Verdi. Nacque anche l’idea di realizzare un’incisione del ritratto a pastello per pubblicarla a spese della casa Ricordi nell’edizione di lusso dell’Otello. Tuttavia, seppur entusiasta dell’idea, l’artista non eseguì personalmente l’incisione, seguendone comunque le fasi di esecuzione.

Boldini chiese pretestuosamente a Banti di procurargli l’indirizzo inglese del figlio Alfredo, presso il quale era ospite Alaide, ma non ricevette nessuna risposta perché Leopolda dimenticò di scrivergli. In autunno si recò a Londra, dove ottenne un grande successo per il suo lavoro d’artista, come confermò l’amico Banti. Alla fine dell’anno ebbe frequenti contatti con Faure, il quale intendeva scambiare il dipinto acquistato nel 1875 dal titolo Pièce des Suisses (Versailles) con un paesaggio e un piccolo ritratto di donna.

L’amica Agnès Carpenter gli scrisse da Dresda, dove era in vacanza con la sorella. Lo scambio epistolare continuò anche nel marzo del 1887 da Roma. In occasione della prima dell’Otello, tenuta a Milano il 5 febbraio 1887, ricevette da Muzio un piccolo dono e la lettera con la quale il musicista gli assicurava un posto alla Scala per lui e per l’amico Henry Poidatz. Verdi lo ricevette alla Scala e gli regalò uno spartito dell’opera con dedica. Ai festeggiamenti dati in onore del musicista incontrò anche Jacopo Caponi, che già in precedenza, alla fine dell’anno, aveva ricordato a Boldini di avergli dedicato un suo articolo sul secondo numero de “L’Illustrazione Italiana” del 9 gennaio 1887. In quella occasione furono pubblicati anche il ritratto del pittore e il disegno originale di Boldini tratto dal suo quadro Cavalli di rinforzo (Chevaux de relai).

Caponi nel suo articolo aveva affermato che il dipinto sarebbe stato in mostra alla “Esposizione Nazionale Artistica” di Venezia del maggio successivo, cui Boldini dichiarò poi di non partecipare.

A febbraio Giovanni si trovava a Venezia per un viaggio di lavoro ed era accompagnato da Poidatz. In primavera si recò a Parigi, dove l’amica Agnès Carpenter sperava di incontrarlo per una cena prima di lasciare la città. Forse in agosto Boldini andò a San Sebastián per un’eccezionale stagione di corride. Di ciò lo informò Paul Lafond già dai primi di agosto, facendo tante raccomandazioni riguardo al viaggio. A settembre visitò l’esposizione di Venezia, alla quale aveva deciso di non intervenire. A ottobre era nuovamente a Venezia, da dove con Banti proseguì per Verona. A Venezia si ritrovarono in compagnia anche dell’amico Enrico Pestellini, al quale Boldini fece una somigliantissima caricatura.

Chiese a Banti di interessarsi per suo conto in merito all’acquisto di una tenuta in Toscana. L’amico Timoteo Pasini gli scrisse da Buenos Aires chiedendo all’artista di affidargli alcuni dipinti per la vendita.

Nei primi mesi del 1888 Boldini continuò la corrispondenza con Muzio: da Napoli e da Modena dove il Muzio stava seguendo le prove dell’Otello. Il compositore da Milano lo esortò a preparare due pastelli: uno per lui e l’altro per il collega Angelo Tessaro, il quale aveva messo a punto un ritrovato per fissare il pastello. Boldini sperimentò questa tecnica e cominciò a utilizzare anche il fissante, aggiornando Banti che ne reclamava una bottiglia. Lo aveva già informato di aver realizzato ben sei grandissimi ritratti a pastello di signore dell’America del Sud: tra questi, l’ultimo a essere terminato fu quello di Emiliana Concha de Ossa, noto anche con il titolo di Pastello bianco. Al seguito della famiglia Concha, giunse in America del Sud una seconda versione del ritratto della bella diciottenne, prontamente eseguita dal maestro.

L’amico lo spinse a recarsi in Italia e finalmente Boldini vi trascorse alcuni mesi da agosto a novembre. Tentò di incontrare Lola Laskaraki, sua vecchia fiamma, la quale non accettò di riceverlo e in una lettera motivò tale rifiuto affermando di non volere profanare il dolce ricordo del loro amore passato. L’itinerario prevedeva soste a Rimini, Ferrara e Firenze; da qui in ottobre, con Banti, partì per Roma, dove vide Vincenzo Cabianca. Programmò anche una gita a Montecatini Terme, per incontrare Verdi, e a Siena dove ritrovò le sue sorelle, fra le quali Maria, quasi morente. A settembre andò a Venezia e, subito dopo, da Verdi a Sant’Agata. Poi a Bologna, dove visitò l’Esposizione Nazionale. Già da maggio prese accordi con il musicista Gaetano Braga per realizzare il suo ritratto con violoncello.

Il 20 ottobre si recò a Milano, in partenza per la Francia; andò a trovare Verdi a Borgo San Donnino, trascorrendo con lui una piacevole giornata e pernottando nella sua villa da dove, il giorno successivo, partirono entrambi per Cremona diretti da Giuseppina Strepponi.

A novembre tornò a Parigi con la nipote Eva, figlia del fratello Gioacchino. Scrivendo a Banti, ricordò di quando fu punto da una medusa nelle acque di Castiglioncello ospite di Martelli negli anni sessanta e manifestò l’intenzione di voler acquistare una tenuta nei dintorni di Siena per trascorrerci la vecchiaia. Come sua consuetudine, chiese a Banti di rifornirlo di olio ma anche di vinsanto e vino.

Frequentò il maneggio di Madame Lacanne in rue Tilsit e le lezioni di scherma di Francesco Recalchi.

A dicembre Paul Lafond lo informò di aver cominciato l’incisione del ritratto di Verdi, che terminò l’anno dopo per la Ricordi.

All’Esposizione Universale del 1889, Boldini figurò nella doppia veste di espositore e commissario della sezione artistica italiana. In questo incarico, che portò a termine superando molte difficoltà e incontrando l’ostilità di alcuni artisti italiani insoddisfatti per gli scarsi risultati ottenuti, venne coadiuvato da Signorini. Alla rassegna propose cinque dipinti a olio: Chevaux de relai (Cavalli di rinforzo, oggi smarrito), Portrait, Portrait, Intérieur d’église, L’Église Saint-Marc, a Venise. Inoltre, espose svariati pastelli: Portrait, Portrait, Portrait, Portrait de Mme Felix Vivante, Portrait, Portrait, e l’acquerello Les amis (I due amici), realizzato nel 1884 e ambientato nello studio di Place Pigalle. Tra i pastelli il cosiddetto Pastello bianco fu premiato con il Grand Prix e la medaglia d’oro. A fine luglio scrisse a Signorini affinché gli comunicasse un prezzo, più contenuto possibile, per il dipinto di Lega e degli altri che intendevano partecipare alla lotteria per tentare la vendita delle opere rimaste a chiusura dell’esposizione.

Essendosi evidentemente interessato anche alle sorti delle opere di altri artisti, Boldini ricevette il consenso ad abbassare i prezzi da diversi artisti, tra cui Telemaco Signorini, Silvestro Lega, Raffaello Pagliaccetti e Carlo Pittara. Concluso il suo impegno per l’Esposizione Universale, Boldini si recò a Trouville per un breve soggiorno.

Già dalla metà di agosto rientrò a Parigi e ricevette la signora Marguerite Poidatz per le pose del suo ritratto con la figlia Hellen. A settembre andò in Spagna e Marocco con Degas, passando per Madrid, Granada e Tangeri; visitando il museo del Prado espresse grande ammirazione per l’opera di Velázquez. Dalla fine di agosto intrattenne una fitta corrispondenza con Degas per pianificare il viaggio. Il francese lo informò delle ottime indicazioni avute da Lafond e del manuale di tauromachia da lui mandatogli.

Il 2 ottobre, rientrato a Parigi, Boldini avvertì Signorini che la commissione si era riunita durante la sua assenza ma non sapeva se l’amico fosse stato scelto per i premi della lotteria. Il 30 ottobre ricevette l’onorificenza di cavaliere della Légion d’Honneur. Due mesi dopo morì la sorella Filomena.

Il 26 dicembre scrisse a Signorini chiedendogli se avesse ricevuto la somma di trecento lire per il quadro venduto alla lotteria. Intrattenne rapporti epistolari con Lega. Già a giugno “La Riforma” pubblicò una bella recensione sull’esposizione parigina; Boldini si rivolse a Banti affinché gli spedisse copia del giornale. In una lettera sostenne di essere molto occupato e di partecipare a continui pranzi ufficiali. Alla fine del mese Lafond lo informò che si stava occupando della trascrizione in incisione dell’acquerello I due amici.

A febbraio del 1890 aderì con duecento franchi alla sottoscrizione per l’acquisto dell’Olympia di Manet, con il proposito di donarla al museo del Louvre. Boldini considerava l’arte di Manet un’importante fonte di sollecitazione anche per la sua attività pittorica.

Si iscrisse alla Société Nationale des Beaux-Arts fondata da Meissonier e da altri, per esporre annualmente in contrapposizione alla Société des Artistes Français. In quella edizione propose: Portrait de M. John Lewis Brown et de sa famille, Portrait de Mme R.J., Portrait de Mlle Berthier, Portrait de Mme H., Portrait de Mme Poidatez, Portrait de Mme X ed Étude. Raimundo de Madrazo chiese a Boldini il prezzo di quest’ultimo dipinto, esposto al Salon du Champ-de-Mars, per conto di un amico che voleva acquistarlo. Ma il dipinto risultò già venduto dopo pochi giorni; per molto tempo era rimasto appeso nell’atelier del pittore.

In estate compì un viaggio a Trouville, probabilmente in compagnia di Helleu. Partecipò anche all’esposizione di Monaco, la seconda “Jahresausstellung”, dove il 31 luglio ricevette la medaglia d’oro di seconda classe per l’opera Zwei Freunde (I due amici, n. 160, che fu comperata dallo Stato bavarese e collocata in Pinacoteca; l’opera andò poi perduta). Presentò anche Vorspannpferde (Due cavalli, n. 161), Männliches Bildnis (Ritratto maschile, n.162), Die Familie des Herrn Brown (n. 163), Porträt der Frau Jourdin (n. 164), Porträt der Frau Berthier (n. 165). La datazione 1890 del dipinto Piazza delle Erbe a Verona attesta la sua presenza in Italia in quell’anno. Giovanni prese lezioni d’inglese.

Nel novembre morì Emanuele Muzio. Risaliva alla fine di quest’anno il rapporto di amicizia con Robert de Montesquiou, al quale Boldini regalò un dipinto ritraente Whistler o legato in qualche modo all’artista americano, il quale a sua volta si accingeva a iniziare il ritratto di Montesquiou. Nei primi anni novanta dell’Ottocento, Boldini conobbe Pierre-Georges Jeanniot, pittore e incisore svizzero-francese amico di Degas ed entrambi parteciparono ai suoi inviti. Forse Boldini eseguì un ritratto della moglie Henriette e segnalò inoltre il nome dell’artista a Selvatico, per la partecipazione alla Biennale di Venezia.

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