Museo Archives Giovanni Boldini Macchiaioli

           

DA FERRARA A FIRENZE, L’INCONTRO CON I MACCHIAIOLI (1842-1870)

 

 

Giovanni Boldini pittore

Giovanni Boldini, archivio privato

Giovanni Boldini nacque a Ferrara in via Volta Paletto 1941 il 31 dicembre 1842 dal matrimonio di Benvenuta Caleffi (1811-1875) e Antonio Boldini (1799- 1872), pittore formatosi sotto la guida di Giuseppe Saroli e unico figlio di Beatrice Mandolini e Giuseppe (1774-1808).

Venne battezzato il giorno stesso nella chiesa di Santa Maria in Vado con i nomi Giovanni Giusto Filippo Maria. Ebbe come padrino Filippo Pasini. I suoi fratelli furono: Beatrice (1830), Luigi (1832), Carlotta (1833), Filomena (1835), Maria (1837), Giuseppe (1839), Gioacchino (1841), Francesco (1844), Gaetano (1846), Anna (1848), Veronica (1850) e Pietro (1852).

Tra il 1844 e il 1846 Antonio Boldini eseguì le illustrazioni per le “Vite de’ pittori e scultori ferraresi” di Girolamo Baruffaldi. In quello stesso periodo morì il prozio di Giovanni, Luigi (1772-1846), ricco avvocato che, non avendo discendenza diretta, lasciò parte dei propri beni ai pronipoti, nominando usufruttuari delle proprietà Antonio e il fratello Carlo (1782-1849). L’anno successivo, la famiglia Boldini si trasferì nella casa del defunto zio, in via Borgonuovo 1719.

Nel 1850 Boldini ricevette la cresima e iniziò a frequentare la scuola elementare nel quartiere di San Domenico, dove insegnava Antonio Bottomedi. Boldini abbandonò prematuramente gli studi per dedicarsi a tempo pieno al disegno. Con gli altri fratelli si ammalò di tubercolosi.

In quegli anni si sposò la sorella Beatrice (1852), che con il marito si stabilì per un certo periodo in via Volta Paletto 353, ospite della nonna Beatrice e del suo secondo marito, Luigi Federzoni.

All’età di quattordici anni (1856) Boldini eseguì il magistrale autoritratto. Si esercitava con la spinetta. Erano gli anni in cui frequentava la scuola di pittura dei fratelli Gerolamo e Gaetano Domenichini. A causa del decesso del marito, Beatrice Mandolini, la zia, come la chiamava Zanin (Giovanni), nel 1857 si trasferì a casa del figlio, dove trascorse gli ultimi tre anni della sua vita.

Nel 1859, su commissione di Alessandro Gori, eseguì una copia della Madonna della seggiola di Raffaello. Fra quest’anno e il 1862, grazie all’amico Timoteo Pasini, fidanzato con Adele Passega, conobbe la sorella di questa, Giulia, della quale s’innamorò perdutamente. Sentimento tuttavia non corrisposto, infatti la ragazza si sposò l’anno successivo con il bolognese Cesare Gualandi.

Nel 1861 Giovanni venne esonerato dal servizio militare perché alto solo 154 cm, un centimetro al di sotto della statura minima richiesta.

Grazie all’ipoteca disposta sull’abitazione di via Borgonuovo, nel 1862 Giovanni ricevette 3724 lire. Sopraggiunta la maggiore età dei fratelli Gioacchino, Giuseppe e Luigi, nel 1863 ottenne 29.260 lire quale parte a lui spettante dell’eredità lasciata anni prima dal prozio paterno, somma che nel giro di qualche mese (1864?) gli consentì di trasferirsi a Firenze, accompagnato dall’amico Enea Vendeghini. Nella città granducale strinse amicizia con Michele Gordigiani (probabilmente già in contatto con il padre), con Cristiano Banti e con Telemaco Signorini, in compagnia dei quali frequentò il Caffè Michelangiolo e il Caffè Doney in via Tornabuoni. A Firenze abitò, almeno per un certo periodo, in via Lambertesca n. 10, al terzo piano.

In concomitanza con la Pasqua del 1864, Boldini rientrò a Ferrara per la morte del fratello Francesco. Conobbe i Laskaraki e Marcellin Desboutin, che lo ospitò nella villa dell’Ombrellino a Bellosguardo.

Tra il 1865 e il 1866 Boldini si recò più volte nella tenuta di Diego Martelli a Castiglioncello e, presumibilmente, a Ferrara per la morte della sorella Anna (1856).
Espose L’amatore delle arti alla Società d’Incoraggiamento di Firenze. Venne premiato dal ministero dell’Agricoltura, ricevendo più tardi la prima entusiastica recensione firmata da Telemaco Signorini.

Sempre nel 1866 Boldini potrebbe aver compiuto un viaggio sia in Lombardia sia a Napoli con l’amico Cristiano Banti, visitando la Reggia di Caserta, probabile ambientazione del dipinto Cavalieri.

Tornato a Firenze, conobbe i nobili inglesi Falconer, che lo ospitarono nella Falconiera, una villetta in località Collegigliato, presso Pistoia. Durante questi soggiorni, protratti almeno fino al 1868, Boldini fece conoscenza delle famiglie Drummond-Wolff e Cornwallis-West.

Il 1867 fu l’anno della nota diatriba con Desboutin, che chiese a Signorini di intervenire per fargli riavere le chiavi del suo studio, ancora nelle mani di Boldini. A maggio quest’ultimo scrisse a Martelli comunicandogli di aver consigliato la sua casa di Castiglioncello alla famiglia Amigues per le imminenti vacanze estive.

In compagnia di un amico greco presentatogli dalla signora Falconer, a giugno si recò a Parigi per visitare l’Esposizione Universale, passando da Milano, Arona, Garda, dalla Svizzera, Sion e Neuchâtel; in luglio ritornò di nuovo nella tenuta di Martelli a Castiglioncello. In autunno Boldini compì un viaggio a Montecarlo con i Falconer, ospite del generale marchese Esteban José Andrés de Serravalle, del quale eseguì il ritratto.

Rientrato dalla Costa Azzurra nel 1868, fu costantemente ospite dei Falconer a Collegigliato, dove realizzò gli affreschi della loro sala da pranzo. In quest’anno intrattenne costanti rapporti con Signorini, che di tanto in tanto lo raggiungeva a Pistoia. La signora Falconer si ammalò e, a causa dello scarso impegno sul lavoro di Boldini, la loro amicizia s’incrinò, tanto da giungere a un vero e proprio contenzioso nel quale il pittore reclamava il mancato pagamento di alcuni dipinti ancora da eseguire, e che la nobildonna affermava di non aver mai richiesto. A questo proposito, la signora sollecitò più volte l’intervento di Signorini per definire la situazione. Successivamente, Boldini dipinse un altro ritratto per la famiglia Falconer, che si impegnò a corrispondergli mille franchi. Isabella Falconer morì l’anno successivo dopo una lunga malattia. Secondo quanto scrisse la figlia di Isabella, Adelina Wolff, il pittore era ancora in debito con la loro famiglia ed ella lo esortò a terminare il ritratto del figlio iniziato mesi prima; Boldini fissò un appuntamento per la posa, al quale però non si presentò.

A settembre venne venduta l’abitazione di via Borgonuovo a Ferrara, ereditata nel 1846 dalla famiglia Boldini, che in aprile si trasferì in via Volta Paletto. Come testimoniato dai dipinti Dalla soffitta a Ferrara e Giovane alla finestra, sul cui sfondo si riconosce il Castello Estense di Ferrara visto dalla casa di via Borgonuovo, nel 1870 Giovanni trascorse un certo periodo nella città natale, forse a marzo in occasione della morte del nipote Francesco, figlio di Gioacchino.

Il 16 maggio 1870 il pittore richiese a una certa signora Williams di essere pagato per l’imballaggio e il trasporto di alcuni dipinti. È invece datata 31 maggio la ricevuta, a lui indirizzata, di centotrenta lire del sarto Augusto Rose per la realizzazione di capi d’abbigliamento. I banchieri fiorentini Mattini ed Eyre, avendo dimostrato in tempo utile la loro disponibilità a corrispondere la somma dovuta a Boldini, apparirono seccati per il sollecito di pagamento inoltrato dal pittore alla signora Williams.

Il 10 ottobre morì il neonato nipote Umberto, figlio di Luigi. Giovanni espose per la prima volta a Londra, in una non meglio identificata galleria privata.

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