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IL GUSTO DELLA BELLE ÉPOQUE (1891-1931)

 

 

Nel 1891 Boldini si adoperò senza successo per far assumere in una banca parigina il figlio di Banti, Alfredo. Una serie di lettere di John Singer Sargent del maggio di quest’anno, rivolte a importanti committenti americani per presentare il lavoro di ritrattista dell’amico Boldini, fa ritenere che quest’ultimo stesse già pianificando il futuro viaggio in America: nel luglio dell’anno seguente annunciò infatti a Banti l’imminente trasferta oltreoceano. L’artista godeva già di grande considerazione negli ambienti artistici americani a seguito della diffusione di quelle ricercate “raffigurazioni all’aperto” degli anni settanta e per la rilevante presenza dei suoi lavori in numerose mostre statunitensi. Il successo dei ritratti di Sargent in America spinse forse Boldini a seguire la stessa strada e a riproporsi in un paese che ne onorava ancora l’operato, nell’innovativo aspetto di pittore di ritratti. Già ad aprile propose tre ritratti a pastello alla settima mostra della Société des Pastellistes. All’annuale Salon parigino espose invece: Portrait de Mme D., Portrait de Mme S., cioè La cantante argentina, e Portrait de M. S., cioè il Ritratto del piccolo Subercaseaux.

In giugno partì per Londra. Nel mese di agosto fu ad Aix-les-Bains per curare alle terme un disturbo a una gamba. A settembre soggiornò a Bologna, Brescia e Venezia. Prese parte poi alla terza “Jahresausstellung” di Monaco dove esibì: Auf dem Markte (Al mercato, n. 174a), Der Glockenturm zu Venedig (Il campanile di Venezia, n. 1804), Porträt von Verdi Pastell (n. 1805) e altri due ritratti tra cui quello del piccolo Subercaseaux che fu premiato con la medaglia d’oro di prima classe. Il gallerista tedesco Eduard Schulte chiese la disponibilità di esporli a Berlino, Düsseldorf e Colonia dimostrando l’interesse del mercato tedesco per le opere di Boldini.

Momme Nissen in un articolo sugli artisti stranieri attivi a Parigi comparso nel n. 1 del 1891 della rivista “Die Kunst unserer Zeit”, nel paragrafo dedicato alla Spagna e all’Italia, dedicò ampio spazio a Boldini pubblicando anche a piena pagina il Ritratto di John Lewis con la famiglia. L’autore sottolineava in particolare le doti uniche di Boldini come ritrattista, inconfondibili rispetto agli altri artisti italiani contemporanei.

In questo periodo ricevette delle lettere da Sir Cornwallis-West, in cui il gentiluomo inglese lo invitava nella sua residenza di campagna, qualora avesse dovuto soggiornare in Inghilterra, dove avrebbe potuto fare il ritratto delle sue due figlie. I rapporti tra i due erano quindi costanti nel tempo e non s’interruppero nemmeno a seguito del trasferimento di Boldini a Parigi.

La Galleria degli Uffizi di Firenze, tramite il direttore Enrico Ridolfi, gli commissionò nel 1892 un autoritratto che egli eseguì nella villa di Montorsoli, ospite di Banti; in cambio chiese e ottenne un calco in gesso del cardinale de’ Medici del Bernini.

Per la prima volta Alaide Banti si mostrò indifferente alle sue attenzioni. In agosto andò nuovamente in vacanza ad Aix-les-Bains. A ottobre, in compagnia di Banti e Luigi Nono, si recò a Perugia, dove incontrò Nino Costa con il quale proseguì per Roma.

Tornato a Parigi, impartì lezioni di pittura all’americana Ruth Sterling. Eseguì dei lavori di ampliamento alle finestre dello studio e si propose nuovamente di acquistare una tenuta in Toscana. Al Salon du Champ-de-Mars espose il ritratto di Mme Josefina Alvear de Errázuriz e quello della figlia.

Ancora da Berlino ricevette da Heuer e Krimse l’invito a cedere i diritti di riproduzione tipografica di Retour de l’Opéra, per essere pubblicata mediante xilografia sui principali periodici illustrati del tempo. Retour de l’Opéra era forse la stessa esposta alla Conti- nental Art Gallery in Bond Street nel mese di giugno e anche a Dresda nel successivo 1897.

Ai primi di febbraio del 1893 Boldini tornò a Milano per la prima del Falstaff dove, per intercessione di Verdi, ricevette da Ricordi lo spartito rilegato dell’opera che avrebbe fatto poi autografare dal maestro. Decise di donare a Verdi il suo ritratto a olio a figura intera realizzato nel 1886. Il musicista, commosso per tanta gentilezza, commentò che lo splendido ritratto “è veramente un lavoro da Artista”.

Boldini proseguì per un breve soggiorno a Palermo e poi rientrò a Parigi. Comunicò con Signorini aggiornandolo dei suoi spostamenti e dell’invio di alcuni libri della Comédie humaine di Balzac. Telemaco rispose entusiasta e invitò l’amico a spedirne altri per completare la serie della preziosa raccolta.

In primavera partecipò alla Fiera Mondiale Colombiana di Chicago inviando tre ritratti femminili: Portrait of a Girl, Portrait of a Lady e Portrait of Miss. Il Ritratto di bambina era invece fuori concorso. Verosimilmente erano: Mme Josefina Alvear de Errázuriz, il Pastello bianco e il Ritratto di signora in bianco con guanti e ventaglio. La descrizione riportata nel catalogo dell’esposizione induce a riconoscere queste tre opere riguardo soprattutto alle “due signore, molto alte, molto eleganti, avvolte in fluttuanti abiti bianchi, con stupendi ventagli neri o altri accenti che danno loro risalto”.

In ottobre visitò Bologna, poi Venezia, Trieste e Vienna. Il principe reggente di Baviera lo insignì dell’Ordine di San Michele.

Ricordò di aver acquistato una copia di Caricaturisti e Caricaturati dell’amico Telemaco, il quale lo informò per lettera di aver già inviato una copia del libretto presso la sua dimora parigina e aggiunse con simpatica ironia: “Capisco la tua impazienza di comprare un’opera che fa ormai il giro del globo. Mi maraviglio che tu non lo abbia comprato a Vienna”.

Enrico Ridolfi gli presentò il collezionista tedesco Émile Pacully, residente a Parigi. Il 30 marzo 1894 Borrani introdusse con una missiva il colonnello Leicoh, il quale passando per Parigi avrebbe avuto piacere di conoscerlo. Il sindaco di Venezia Riccardo Selvatico, ideatore e promotore dell’Esposizione Biennale d’Arte della città di Venezia, coinvolse il pittore nel comitato patrocinatore della prima rassegna, con l’incarico di ricercare adesioni fra i maggiori artisti francesi dell’epoca. Selvatico espresse gratitudine per il sostegno, accolto a Venezia con i più vivi senti menti di riconoscenza e orgoglio. Anche il segretario generale della delegazione esecutiva, Pio Lazzarini, lo ringraziò per il suo concorso all’evento. L’impegno lo occupò per buona parte dell’anno, causandogli qualche preoccupazione per la messa a punto del regolamento della mostra e per le inevitabili antipatie nate fra i partecipanti. Boldini dissuase il sindaco di Venezia dall’includere Federico Zandomeneghi nella lista degli artisti proposti a esporre. Caldeggiò invece l’invito e l’adesione di Helleu, Besnard, Bonnat, Raffaëlli, Gervex, Sargent, Béraud, Detaille, Monet, Tissot, Puvis de Chavannes, Cazin, Duran, Stevens, Rodin, Barrias, Breton, Flameng, Vollon, Gèrôme, Lemaire, Jeanniot, Whistler, Duez, Bartholomé, Dagnan, Bouveret, Roll e Carrière. Avviò una fitta corrispondenza con Verdi.

Discusse con Selvatico sulla necessità di permettere agli artisti di esporre opere anche già esibite altrove, poiché, visto il poco tempo a disposizione, sarebbe stato impossibile produrne di nuove all’altezza delle aspettative. Alla prima Biennale di Venezia, aperta il 30 aprile 1895, Boldini partecipò anche come espositore e presentò il Ritratto a pastello di Verdi e il Ritratto della signorina Errázuriz.

Il Premio Internazionale del Comune di Venezia venne assegnato a Francesco Paolo Michetti, presente con La figlia di Jorio, mentre al ferrarese andò il Premio Nazionale dei Comuni e della Provincia di Venezia. Il riconoscimento, inizialmente, venne rifiutato da Boldini che lo ritenne addirittura offensivo, poiché riduttivo rispetto ai suoi reali meriti. Il Ritratto di Verdi venne riprodotto nel numero di settembre di “Natura e Arte”, nell’articolo dedicato alla presentazione dei lavori esposti a Venezia.

William Merritt Chase gli presentò la sua allieva Mrs George H. Page. Chase collezionava diverse opere del pittore: Girl reading, un Ritratto di signora, Portrait of a Lady, Ritratto a figura intera, un esemplare del ritratto a puntasecca di Whistler dormiente.

Fin da giugno Boldini riprese le sedute di posa con Marguerite Rochefort. Si recò a Londra per assistere all’inaugurazione di una mostra di Helleu, poi a Versailles e a settembre nuovamente a Venezia.

In occasione di una visita alla “Grosse Berliner Kun- stausstellung” (Grande Mostra d’Arte berlinese) – aperta dall’1 maggio al 29 settembre – propose: Bildniss der Fürstin Poniatowka [sic] (Il ritratto della principessa Poniatowski), Im Atelier. Studie (Ruth Sterling nel suo studio) e Familienbildniss [sic] (Ritratto di una famiglia, verosimilmente quella di Mister Brown), eseguì la mirabile effigie di Adolph Menzel, datata 21 ottobre. Avrebbe voluto esporre anche il Ritratto di Lady Colin Campbell, eseguito l’anno prima, ma un’indisposizione della donna non permise l’invio dell’opera a Berlino. Quest’ultimo dipinto è ora conservato alla National Portrait Gallery di Londra, dove fu donato dalla stessa Lady Campbell già nel 1912.

Al Salon du Champ-de-Mars dell’aprile del 1896 Boldini presentò: Portrait de la P.cesse P. (Ritratto del- la principessa Poniatowski, n. 155), Portrait de M. X. (forse il Ritratto di Henriette Jeanniot, n. 156), Portrait de Mme M. (probabilmente il Ritratto di Madame Charles Max e non, come si pensava, quello di Marguerite de Rochefort, n. 157). L’artista stesso in una lettera a Guillaume Dubufe, tesoriere e segretario della Société Nationale, lo informò di non poter esporre a Parigi il Ritratto di Menzel perché richiesto a Berlino per volere dell’imperatore tedesco.

Nello schizzo con le istruzioni per la disposizione dei tre quadri al Salon, che Boldini mandò a Dubufe, sono profilate tre immagini di figure femminili: quella del Ritratto della principessa Poniatowski, facilmente riconoscibile, una silhouette intera su una tela di grande formato – verosimilmente il Ritratto di Madame Charles Max – e una figura a mezzo busto, forse l’inedito Dipinto di Henriette Jeanniot. L’identificazione del Ritratto di Madame Charles Max trovò conferma nell’articolo Le Salon de 1896 di François Thiébault-Sisson, il quale vi individuava quelle doti proprie del pittore nella resa della grazia delle sue modelle. La stessa Jeanne Max, d’altra parte, ricordò in più occasioni alcuni appuntamenti per le sedute di posa presso l’atelier dell’artista. Per il riconoscimento dell’inedito ritratto di Henriette Jeanniot, probabilmente moglie di Pierre-Georges Jeanniot, sono fondamentali alcune testimonianze scritte, tra cui la lettera del 21 aprile dove Boldini, riferendosi a Guillaume Dubufe, menzionava proprio la “testa di Jeanniot”, dando istruzioni affinché non fosse posta sopra ad altre opere al Salon du Champ-de-Mars. L’altra fonte rilevante è la missiva in cui Pierre-Georges Jeanniot informava Boldini di aver ricevuto il dipinto, forse proprio quello della moglie.

Il pittore rifiutò l’invito del conte Filippo Grimani, sindaco di Venezia, a far parte del comitato di patrocinio della seconda Biennale d’arte, accettando invece di essere nominato membro della giuria.

Il primo maggio di quest’anno si aprì a Berlino l’Esposizione Internazionale. Agli artisti italiani furono riservate le sale espositive dalla 51 alla 54. Boldini presentò: Bildniss Sr Excellenz [sic] Adolph Menzel (Sua piccola eccellenza Adolph Menzel, n. 274), Park von Versailles (n. 275), Park von Versailles. Herbst (Autunno, n. 276) cioè due vedute del parco di Versailles, Kirche in Venedig (Chiesa di Venezia, n. 277), Marine. Venedig (Marina di Venezia, n. 278), Venezianische Frau (Donna Veneziana, n. 279), Männliche Studie (Studio di uomo, n. 280), Studie (Studio, n. 281).

I dipinti esposti a Berlino ricevettero importanti segnalazioni da parte della critica: l’articolo Berlin’s Art Exhibition, comparso sul “New York Times” del 17 maggio 1896, citava il Ritratto di Menzel, i Bozzetti del parco di Versailles, gli scorci e le figure veneziani, mentre Jaro Springer, nella recensione Die Jubilaums-Kunstausstellung in Berlin 1896, in “Die Kunst für Alle” (XI, 19, 1896), menzionava il pittore e il Ritratto di Menzel, ma non gli altri quadri. La richiesta di pagamento alla Künstler Genossenschaft per il suddetto ritratto dimostra che il dipinto fu acquistato per essere posto nella Galleria Nazionale di Berlino, contravvenendo a quanto asserito dalle fonti più antiche, relativamente al dono di Boldini a Menzel e del successivo lascito di quest’ultimo alla Galleria berlinese. Boldini riuscì a ritrarre l’illustre pittore tedesco grazie all’intervento di Helene Vollmar, letterata e amica di Theodor Fontane, la quale in cambio desiderava una piccola donazione per un’opera di beneficenza.

Sono di questo periodo le sedute di posa per il ritratto di Nancy Maria Fowler McCormick, che il pittore terminò a luglio suscitando l’ammirazione della donna, che in una lettera lo informava del successo decretatogli dai giornali tedeschi per la sua partecipazione alla mostra berlinese del maggio precedente.

In estate Boldini risiedette in Engadina e a settembre forse a Venezia con Maurice Barrès. In ottobre fu invitato invece a Chimay dalla principessa di Caraman-Chimay. A far da tramite fu il conte de Montesquiou e ciò attesta i precoci rapporti di amicizia fra i due.

Giovanni partecipò alla “First Annual Exhibition” alla Carnegie Art Gallery di Pittsburgh, aperta il 5 novembre presentando il Ritratto di Mme Veil-Picard e Pezzo a quattro mani. Probabilmente prese parte anche alla mostra tenutasi nella medesima galleria l’anno precedente, come risulta dalle indicazioni del catalogo con la segnalazione di tre opere: Girl, In the garden, Street Scene in Paris.

Nei primi mesi del 1897 Stanley McCormick, nel manifestare l’entusiasmo per il ritratto che Boldini aveva fatto a sua madre, da Chicago invitò il pittore a raggiungerlo per presentarlo ai suoi facoltosi amici, possibili committenti del pittore in America.

Ad aprile realizzò il magnifico Ritratto di Whistler, eseguito in pochissime sedute. Durante uno di questi incontri mentre Whistler sonnecchiava, Boldini lo raffigurò a puntasecca su una lastra di zinco. Ma l’incisione non piacque a Whistler, il quale non gradì neppure quella ideata da Helleu, che imitava la posa dell’effigie boldiniana.

Il 13 aprile, mentre Boldini partecipava a una festa di beneficenza, scoppiò un incendio all’interno del Bazar de la Charité, causando numerose vittime.

Al Salon parigino di aprile espose il Ritratto di Madame Veil-Picard insieme a quello del conte Robert de Montesquiou. Nonostante la tela della Veil-Picard riporti come datazione il 1897, la sua presentazione all’annuale esposizione d’arte a Pittsburgh fin dai primi giorni di novembre del 1896 consente di anticiparne l’esecuzione di qualche tempo. Alcune comunicazioni di Olga a Boldini ricordano il periodo della sua ideazione: in un biglietto da visita Madame Veil-Picard confermava l’orario per una seduta di posa, in una lettera avanzava la richiesta di una fotografia dalla quale poter ammirare il dipinto in mancanza dell’originale, che si trovava nell’atelier di Boldini a Parigi. Il pittore, infatti, occupato dai molti impegni, rimandò la consegna dell’opera presso la residenza della donna a Houlgate.

Boldini cominciò a prendere accordi per le sedute di posa di un altro ritratto, quello di Pauline Hugo con il figlio Jean, terminato poi nel 1899. Pauline era la prima moglie di Georges Hugo, nipote dell’illustre letterato.

Sempre in primavera il pittore partecipò all’esposizione di Dresda, “Internationalen Kunst-Ausstellung Dresden”, aperta il primo maggio, presentando due pastelli: Rückkehr von der Oper (Ritratto di Signora di ritorno dal teatro, n. 722) e Portrat von Verdi (n. 723), riprodotto anche nel catalogo. Dalla manifestazione vennero rifiutati invece Pezzo a quattro mani e Piccolo ritratto d’uomo, probabilmente perché già mostrati in precedenti esposizioni. Boldini continuò a frequentare Henry Poidatz.

La redazione della rivista tedesca “Die Kunst für Alle” gli chiese di poter riprodurre alcune opere quali il ritratto di Madame Veil-Picard e quello di Adolph Menzel. A giugno accolse l’invito a prestare un’opera all’“Internationale Kunstudstilling” di Copenaghen, ma poi non inviò nulla e ancora a settembre venne sollecitato a mandare il Ritratto di Verdi, già proposto a Dresda, all’esposizione annuale del Club St. Lukas di Düsseldorf. Anche il gallerista d’arte Johann Peter Schneider gli chiese di poter esporre gli acquerelli che aveva avuto modo di ammirare a Dresda.

In agosto Boldini si recò in vacanza ad Aix-les- Bains. Felix Friedlaender, da Vienna, gli chiese il ritratto di sua moglie perché tutti erano in attesa di vederlo. In seguito alle pressioni esercitate su di lui da Antonio Fradeletto, a settembre Boldini raggiunse Venezia per onorare gli impegni assunti quale membro del giurì alla Biennale. Già a giugno Mario de Maria lo aveva sollecitato ad accettare l’incarico e anche l’antiquario e pro- gettista Michelangelo Guggenheim lo teneva informato su quanto avveniva a Venezia.

Dalla fine di settembre e per tutto il mese di ottobre Boldini risiedette a Londra – dove si era recato probabilmente anche ad aprile –, e forse in questa occasione gli venne offerta una copia del Ten O’Clock con la dedica di Whistler. I primi di novembre ricevette l’invito a partecipare alla mostra dell’Union Artistique du Nord per la primavera successiva. Da quest’anno intrattenne rapporti di amicizia con Marcel Proust, che aveva potuto ammirare il ritratto dell’amico Robert de Montesquiou presso il suo studio.

Boldini partì per New York in piroscafo, arrivando il 27 novembre; ricevuto dal banchiere Rodolphe Kahn, venne invitato a prendere parte a una rappresentazione al Metropolitan Theatre, dove una grande scritta avvertiva il pubblico della presenza in sala del celebre artista e un ampio telone riproduceva una sua veduta di Versailles. A New York risiedette all’Hotel The Waldorf Astoria. Tenne una personale alla Galleria Boussod, Valadon e Cie, al 303 della Fifth Avenue. Ricevette una lusinghiera accoglienza dal critico Royal Cortissoz, che aveva già incontrato a Parigi e che molti anni più tardi, nel testo intitolato Personalities in Art, scrisse un esaustivo e interessante resoconto sulla prima attività dell’artista. Secondo le testimonianze dell’epoca, Boldini espose a New York opere che aveva portato da Parigi, quali il Ritratto di Verdi, il Pastello bianco, il Ritratto di Whistler, quello della principessa Poniatowski, il Ritratto di Mrs. Adolf Ladenburg e altre realizzate in America: il Ritratto di Mrs. Stanford White e quello dell’attrice Elsie de Wolfe, che ringraziò il pittore per l’ottima riuscita del dipinto.

Corrispose con Helleu e Sargent, confidando qualche preoccupazione per i modesti incarichi ricevuti, e subì una sgradevole ispezione doganale per la possibile vendita di alcuni dei dipinti. Comunque Sargent lo spinse a recarsi a Boston e a Chicago prima di lasciare l’America, con la speranza di trovare ulteriori committenze. Boldini informò Helleu dell’immediato successo personale, ma della necessità di un tempo più lungo per imporsi negli affari.

Nel corso dell’inverno del 1898 una grave polmonite costrinse Boldini a letto. Ristabilitosi, il 16 aprile lasciò New York e tornò a Parigi. Fin dall’aprile, da Londra, gli organizzatori della “Exhibition of International Art” si informavano sul rientro di Boldini e delle sue opere, soprattutto del Ritratto di Whistler, per poterle esibire alla mostra orga- nizzata per il maggio di quell’anno. Si trattava della prima esposizione dell’International Society of Sculptors, Painters and Gravers, nata per iniziativa dello stesso Whistler che ne era anche presidente da febbraio, e di cui Boldini era socio onorario. Il 10 maggio il pittore riceveva la richiesta ufficiale per partecipare alla mostra dove figurò con il solo Ritratto a matita di Edward G. Kennedy. L’insistenza di Whistler nel richiedere proprio il suo ritratto dimostrava quanto il pittore statunitense fosse soddisfatto del lavoro di Boldini.

A Parigi il pittore apprese che a gennaio era deceduta Leopolda Redi, moglie di Banti. Nel maggio eseguì il disegno a matita grassa che ritraeva Giacomo Puccini. Fra l’estate e l’autunno di quell’anno dipinse nella Caserma dei Dragoni di Versailles. Ottenne il permesso di lavorarvi grazie all’interesse del conte du Liscoet, luo- gotenente del reggimento. Trascorse il mese di agosto a Saint-Moritz in compagnia della duchessa Grazioli, dell’infanta di Spagna Eulalia e del marchese Antonio di Rudinì. In ottobre visitò Trieste. Partecipò alla “Mostra di Belle Arti di Ferrara”, per celebrare il IV centenario della morte di Girolamo Savonarola, tenutasi dal 13 al 27 novembre.

Tra ottobre e dicembre realizzò il ritratto per Eulalia di Borbone con un impegno costante e continuo. A un iniziale abito nero di Jacques Doucet, Boldini preferì poi far indossare alla principessa un vestito di pizzo bianco di Mademoiselle Nicaud, scelto da lui stesso. Nel corso dell’anno partecipò come membro onorario straniero alla mostra di ambito secessionista a Vienna, “Vereinigung bildender Künstler Österreichs”, come risulta dal catalogo (p. 10: Boldini Jean, Maler, Paris, 41 Boulevard Berthier) insieme tra gli altri a Sargent e Whistler. Ribadì in tal modo la volontà di dare una risonanza internazionale alla sua attività di pittore, che per tutti gli anni novanta fu sostenuta dall’intervento alle più importanti esibizioni europee e internazionali.

Nel febbraio del 1899 Boldini richiese l’intervento di Robert de Montesquiou, intimo amico di Pauline Hugo, per risolvere la questione del pagamento del ritratto della donna, per il quale era stato convenuto il prezzo di venticinquemila franchi da lei poi contestato. L’amico cercò invano di dissipare il malinteso. Forse questo fu il motivo per cui il dipinto rimase nello studio del pittore e solo negli anni venti del Novecento fu ceduto dallo stesso a Maurice de Rothschild.

Nel giugno Boldini si recò a Siena. Passò le vacanze estive in Engadina. Soggiornò a Venezia ed espose a Pietroburgo alla “Prima Mostra Internazionale d’Arte”, dove lo zar ammirò le sue opere. In Australia, all’età di sessant’anni, morì il fratello Giuseppe.

All’Esposizione Universale del 1900 a Parigi esibì: Portrait de dame, la principessa Eulalia, Portrait di M. Whistler, Portrait de M. le Comte de M., Fleurs, Portrait de Mme Veil-Picard, Portrait de M. S. (Portrait de Mme Schneider), Danse espagnole e l’acquerello Parc de Versailles. Boldini venne premiato con il Grand Prix e nominato anche membro della giuria per la valutazione delle opere straniere da presentare alla “Exposition Contemporaine des Beaux-Arts”.

Partì per una crociera sullo yacht di James Gordon Bennett, imprenditore statunitense proprietario del “New York Herald”, e trascorse parte dell’estate a Saint-Moritz. Realizzò il ritratto a pastello di Béatrice de Camondo, figlia di Moise de Camondo, esposto alla mostra “L’Enfant à travers les äges” al Petit Palais-Champs Élyseés nella primavera dell’anno successivo. Nello stesso 1900 ultimò il Ritratto di Madame Speranza, entusiasta del lavoro del pittore. Partecipò a un’esposizione internazionale a Bruxelles, dove inviò tra gli altri il ritratto di Robert de Montesquiou. Successivamente, il dipinto fu collocato nell’abitazione del Montesquiou, nel Padiglione delle Muse a Neuilly.

Nel primo numero della rivista “Les Modes”, gennaio del 1901, compariva il lusinghiero articolo su Boldini firmato da Robert de Montesquiou e illustrato con alcuni ritratti di gentildonne a opera del pittore.

Nei primi mesi dell’anno eseguì il Ritratto di donna Franca Florio, rifiutato dal marito Ignazio in quanto troppo seducente. Il pittore lo modificò e vi appose la data 1924, anno in cui terminò il lavoro. Di ritorno a Parigi, seccato per non aver ricevuto il titolo di commendatore della Corona d’Italia, dichiarò di non voler più esporre in patria. Rifiutò perciò di presentare il Ritratto di Donna Franca Florio e quello di Whistler alla IV Biennale di Venezia. In agosto fu nuo- vamente in Italia ed ebbe occasione di passare anche da Firenze.

Intervenne con il Ritratto della principessa Poniatowski alla mostra londinese dell’International Society of Sculptors, Painters and Gravers. Realizzò il ritratto dello scrittore Henry Gauthier-Villars e quello della ballerina dell’Opéra di Parigi Cléo de Mérode.

Trascorse il 1902 a Parigi, lavorando intensamente e dedicando molte sue opere a Madame de Joss. Alle numerose conoscenze del pittore si aggiunse Ugo Ojetti. Tra aprile e maggio potrebbe essere stato a Londra, risiedendo al 39 Hyde Park Gate.

Il 1903 segnò la ripresa delle sue esposizioni, infatti l’artista fu presente con un Portrait al Salon parigino della Société Nationale des Beaux-Arts. Con il Ritratto di Donna Franca Florio, inviato alla rassegna dai Florio, partecipò suo malgrado alla Biennale di Venezia. Nell’aprile prese parte a una mostra alla New Gallery di Londra con il Ritratto di Whistler, che ottenne lusinghiere recensioni nelle riviste e nei giornali locali, e il Ritratto di Nanne Schrader. Il Ritratto di Whistler fu esposto in ottobre anche a Filadelfia, nella mostra itinerante con successiva tappa a Pittsburgh. Boldini rifiutò le offerte di vendita dell’opera.

Chiese in sposa da Londra la figlia dell’amico Cristiano Banti, che manifestò la sua contrarietà; comunque, una volta rientrato in Italia, il matrimonio sfumò, pur rimanendo affettuosamente legato ad Alaide. Questa circostanza determinò la definitiva rottura della lunghissima amicizia fra Banti e Boldini. Trascorse l’estate sulla costa francese a Dinard e a Deauville.

L’attività di ritrattista continuò intensa per tutto il 1904: tra le molte opere di quest’anno il Ritratto di Madame Victor Hugo, cioè Dora, seconda moglie di Georges-Victor Hugo, di Edmond Rostand, della principessa Maria di Hohenlohe e di altre nobildonne. Al Salon du Champ-de-Mars espose due ritratti: Portrait de la Princesse H. e Portrait de Mme de L. In agosto fu ospite della marchesa di Montegnart a Uriage-les-Bains. Il 4 dicembre morì Cristiano Banti.

Fradeletto lo invitò a esporre alla Biennale di Venezia del 1905, alla quale si presentò con un quadro fuori concorso: il Ritratto di Whistler, ritornato dall’America. Venne fotografato da Vittorio Pica per essere riprodotto nel volume dedicato all’esposizione.

Boldini eseguì il ritratto di Rita de Acosta Lydig, esibito forse al Salon du Champ-de-Mars con il titolo di Portrait de Mme L., dove Boldini presentò anche Portrait de Mme V.H. (forse quello di Madame Georges Hugo), e Portrait di M.W. (cioè quello dello scrittore Willy, Henry Gauthier-Villars). Ritrasse pure Cecilie Dubufe, consorte di Guillaume, apportando successivi miglioramenti al dipinto. Ricevette una lettera dai nipoti di Isabella Falconer, sua vecchia mecenate, i quali, ormai costretti in povertà, chiedevano il suo soccorso.

Trascorse l’estate a Vittel con la signora Joss, che ritrasse più volte. La notizia che Jeanne Max aveva ceduto al Musée du Luxembourg il ritratto fattole da Boldini nel 1896 lusingò il pittore.

Il maestro iniziò il 1906 con un trasferimento ad Avignone; rientrato a Parigi partecipò alla vendita della collezione d’arte dell’attore Constant Coquelin, dove venne alienato anche un suo quadro.

In aprile, San Francisco fu in gran parte distrutta da un terremoto e sette dei dieci ritratti di Boldini presenti in città andarono distrutti. Al Salon du Champ-de-Mars propose tre ritratti: Comtesse Z. (Ritratto della contessa Zichy), Comtesse L. (Ritratto di Paulette Howard-Johnston) e Mme D. (Ritratto di Madame Dubufe). Boldini aveva chiesto infatti a Guillaume Dubufe il permesso di presentare anche il ritratto della moglie. Terminò l’effigie di Consuelo Marlborough, che lo ringraziò per il magnifico dipinto, anche se aveva ricevuto critiche per la sua posa alquanto artificiosa. L’opera venne iniziata verosimilmente nell’autunno-inverno del 1905 e Boldini avrebbe voluto esporla a Parigi nel 1906.

Continuava la corrispondenza, protrattasi negli anni, con la pittrice e illustratrice Madeleine Lemaire, della quale aveva sostenuto la partecipazione alla prima Biennale di Venezia del 1895. La pittrice era solita organizzare nella sua abitazione parigina dei festosi convegni fra artisti, intellettuali e letterati, appartenenti all’alta borghesia internazionale.

Robert de Montesquiou chiese a Boldini di metterlo in contatto con lo scultore Paul Troubetzkoy, al quale voleva chiedere un ritratto per arricchire la sua personale galleria. Nel corso del 1907 non presentò quadri al Salon annuale de la Société Nationale des Beaux-Arts, ma continuò a lavorare alacremente. Tramite Dubufe, inviò il Ritratto di S.A.R. la principessa Eulalia di Spagna all’esposizione al Palazzo du Domaine de Bagatelle. Frequentò i salotti di Robert de Montesquiou.  Morì il fratello Luigi.

Durante l’anno conobbe la contessa Francesca Notarbartolo di Villarosa, sposata d’Orsay. La corrispondenza tra i due cominciò infatti proprio nel 1907. Boldini eseguì il Ritratto di Mademoiselle Lanthélme, cioè l’attrice e cantante Mathilde Fossey, chiamata anche Ginette. La triste vicenda della giovane donna caduta dallo yacht del marito, il ricco e facoltoso magnate inglese Alfred Charles Edwards, il 25 luglio 1911, determinò la mancata vendita del dipinto, che nel 1914 passò nelle mani dello Stato italiano.

Durante i primi mesi del 1908 Boldini terminò due ritratti che poi propose al Salon du Champ-de-Mars con i titoli di Comtesse de S. (forse il Ritratto di signora bionda seduta di fronte) e Mme N. (cioè il Ritratto di Madame Nemidoff). Ne stava completando anche un terzo che non venne esposto.

In una lettera a Francesca d’Orsay ricordava la sortita fatta al Salon per vedere i due ritratti là esposti e la calorosa accoglienza riservatagli dai visitatori. A maggio presentò il ritratto di Whistler all’esposizione nel Palazzo du Domaine de Bagatelle. L’opera apparteneva a Paul-César Helleu, che l’aveva acquistata nel gennaio precedente. Boldini si recò in luglio a Cauterets, sui Pirenei, poi a Tolosa e a Bordeaux, mentre in autunno compì un viaggio in Italia per poi far ritorno a Parigi. Continuava la corrispondenza con Francesca d’Orsay.

Il pittore soffrì di piorrea. Nello stesso anno morì Giovanni Fattori. Boldini fu afflitto da una forte infiammazione alle gengive. Verosimilmente a Venezia, in settembre, incontrò per la prima volta la marchesa Casati; anche nella lettera inviata a Francesca d’Orsay il 10 novembre 1908 informava l’amica dell’imminente arrivo a Parigi della nobildonna.

Giovanni Boldini, La marchesa Luisa Csati con levriero

Giovanni Boldini, Il ritratto della Marchesa Casati con un levriero, 1908, olio su tela

Nell’autunno di quest’anno il marchese Casati contattò il pittore per commissionargli il ritratto della moglie, terminato in pochi mesi.

Ai primi di gennaio del 1909 la principessa Marthe Lucile Bibesco, da Bucarest, prese accordi con il pittore perché la raffigurasse in un dipinto, anticipato dal disegno che Boldini realizzò verso la fine dell’anno, quando la principessa arrivò a Parigi e posò per lui. La stessa ne chiese il costo rimandando alla primavera seguente le sedute di posa per il ritratto definitivo.

Nel marzo del 1909 morì a Bologna il fratello del pittore, Pietro. L’8 marzo “La Voce” pubblicò un articolo monografico su Boldini a firma di Ardengo Soffici.

Il 13 aprile fu inaugurato il Salon e Boldini partecipò con tre opere: Portrait de la Comtesse P. (Contessa di Pourtalès), Portrait de la Marquise C. e Portrait de M. et Mme L. (ovvero I coniugi Lydig o Passeggiata al Bois).

Per non irritare la contessa Casati, che aveva espresso il desiderio che il suo ritratto non fosse esposto con altri, Boldini chiese a Dubufe di presentare i dipinti in stanze diverse. Il pittore invitò la marchesa all’apertura del Salon: purtroppo fu lui a non partecipare, perché ammalato. Autorizzò i giornali francesi e stranieri a pubblicare i quadri esposti al Salon e soprattutto quello della marchesa, contrariamente all’abituale giudizio negativo sulle riproduzioni, che secondo Boldini rendevano orribili i dipinti. A seguito dell’enorme successo decretato all’artista, il 14 aprile su “Le Figaro” apparve la mirabile recensione di Arsène Alexandre, che definì il ritratto della marchesa Casati come “il più bel pezzo di pittura pura di tutto il Salon”. A luglio Boldini spedì il ritratto della marchesa a Roma affinché fosse esposto nel palazzo di via Piemonte 25.

A causa di un problema di salute, in estate Boldini si recò nella città termale di Pougues-les-Eaux, dove conobbe la giovane e bellissima Eugénie Legrip, soprannominata la “Divina”.

A settembre, pochi giorni dopo il suo ritorno a Parigi, partì per Venezia dove si fermò per un mese, proseguendo per Milano ospite della marchesa Casati. In quest’anno soggiornò anche a Torino e a Moncalieri, probabilmente per la sua conoscenza con la principessa Letizia Savoia d’Aosta.

Al Salon del 1910 presentò tre ritratti, quello di Mlle Errázuriz, La Duchesse de Montellano e Mme Doyen. Fin da febbraio corrispose con Eugène-Louis Doyen per definire le sedute di posa necessarie al completamento del ritratto della moglie, Madame Doyen. In maggio la principessa Bibesco si trovava a Parigi e, come pro- messo, fece visita al pittore, che eseguì il primo dei due ritratti conosciuti, quello a mezzo busto. Già a luglio l’opera venne terminata e fu spedita a Bucarest. Solo in uno scritto inedito di molti anni dopo, la principessa raccontò dell’incontro con Boldini, avvenuto nel 1907 a Parigi, in occasione di una cena in casa della marchesa di Ludre, dove il pittore espresse il desiderio di farle il ritratto. Per un mese intero frequentò l’artista, che in un primo tempo le fece un disegno a matita.

Sempre nel mese di maggio, Boldini ricevette il saldo per il ritratto di Cécile Murat, ammirato in una mostra a Bruxelles. Dopo il Salon si recò a Versailles, quindi ripartì per l’Italia. Al suo rientro a Parigi, inviò una lettera allo scrittore Gabriele d’Annunzio, con il quale condivideva la passione per la vita mondana, pur non non essendo mai legati da una vera e propria amicizia.

Ad agosto e settembre Boldini si trovava a Uriage- les-Bains e teneva una fitta corrispondenza con Alexandre de Sabreai, Francesca d’Orsay e la duchessa Massari. Morì la sorella Carlotta e Boldini compì un viaggio in Italia per partecipare alle esequie. Corrispose con Carlo Placci, il quale per quest’anno non visitò Parigi.

Già nei primi mesi del 1911 Boldini terminò il secondo ritratto della principessa Bibesco, quello a figura intera del quale ella era entusiasta. Esposto al Salon du Champ-de-Mars di questo anno, fu tuttavia rifiutato dal marito della nobildonna perché ritenuto scandaloso. Boldini non volle apportarvi modifiche e ricevette così un’ingiunzione con l’invito a non esibire l’opera e a non venderla a nessuno. Il dipinto rimase nella collezione dell’artista fin dopo la sua morte.

giovanni-boldini-e-la-marchesa-casati-768x997Giovanni Boldini con la Marchesa Casati

Ben cinque suoi dipinti figuravano al Salon parigino: oltre al ritratto della principessa Bibesco, il pittore propose quello di Mme P.S.P., di Mme G.V. e di Mlle M. de H. insieme a una Natura morta. Inviò una lettera a Gabriele d’Annunzio avanzando il proposito di ritrarre Mademoiselle Rubinstein col costume di guerriero indossato in Le Martyre de Saint Sébastien, scritto per lei da d’Annunzio.

Nello stesso anno conobbe Lina Bilitis, una nuova modella che posò per lui fino al 1919. Continuava la corrispondenza con Francesca d’Orsay, alla quale rivelò la difficoltà incontrata nel raffigurare la marchesa di Rudinì e degli imminenti incontri con il conte Zubov.

Nel 1912 partecipò per la quattordicesima volta al Salon con: Portrait de M.H., Portrait de Mme H., Portrait de Mme B., Portrait de la Princesse B., cioè quello a mezzo busto della principessa bulgara.

Pregò la marchesa Casati di non presentare il suo ritratto alla Biennale di Venezia, dove si recò personalmente, proponendo invece il Ritratto del marchese Antonio di Rudinì. Morì a Bologna, a sessantadue anni, la sorella Veronica. Boldini proseguì il rapporto epistolare con Carlo Placci.

Partecipò all’“Esposizione Internazionale di Amsterdam” – dal 13 aprile al 15 luglio 1912 – dove pro- pose, contravvenendo ai richiami dei Bibesco, anche il Ritratto della principessa a figura intera, insieme al Portrait de M. S., probabilmente il Ritratto del piccolo Subercaseaux.

I primi mesi del 1913, a Parigi, lavorò con le modelle Lina e Peggy e continuò la corrispondenza con la marchesa Casati, ricordandole di avere ancora bisogno dei suoi cani, forse da inserire, in una prima idea, anche nel ritratto della nobildonna con le piume di pavone. Questo dipinto subì tante modifiche e rimase incompiuto nello studio del pittore; solo dopo vari passaggi di proprietà fu donato alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma nel 1960.

In una lettera del 2 gennaio 1913 indirizzata a Ugo Ojetti, l’artista scrisse di aver promesso alla Casati, in quel momento a Parigi, di farle un altro ritratto in cambio di quello con il levriero del 1908. L’idea era di cederlo per il medesimo prezzo al quale lei lo aveva acquistato, cioè trentamila franchi, alla Galleria Nazionale d’Arte Moderna di Roma. In una velina della commissione permanente per le acquisizioni della Galleria, nell’adunanza del 31 marzo 1913, all’ordine del giorno comparve la proposta di acquisto di alcune opere, tra cui al n. 6 un dipinto a olio di Boldini, contrassegnato con un “?” la cui grafia sembrerebbe riconducibile a Ojetti. L’affare non andò a buon fine perché il prezzo dell’opera fu ritenuto troppo elevato.

Nell’articolo dal titolo Note d’Arte. A proposito degli acquisti di Venezia, pubblicato nel “Giornale d’Italia” lunedì 20 luglio 1914, ricordando il mancato acquisto di un dipinto di Anglade per un importo eccessivo, si accenna anche a quanto accaduto a un’opera di Boldi- ni: “Perché il caso Anglade non è isolato, e appunto in questi ultimi giorni è avvenuto un caso Boldini, che ha fatto molto rumore e che è avvenuto unicamente perché uno dei membri del famigerato Consiglio ha voluto che avvenisse così. Poi ci sono gli acquisti fatti alla cieca e altre simili facezie che oramai si vanno ripetendo sì con una frequenza e una regolarità più tosto impressionanti. […] Il problema è capire se come è costituito quel Consiglio non apparisce più tosto come un organismo utilissimo alle piccole ambizioni personali di chi vi partecipa, ma più tosto dannoso agli interessi dello Stato”. Ojetti, contrariato, si apprestò a rispondere al giornalista per ribadire la trasparenza di ogni sua azione svolta nei pubblici uffici.

Gli spostamenti di Boldini in questo periodo furono molto frequenti: in primavera si recò a Roma, in autunno a Bologna e infine a Firenze, mentre il programmato viaggio a Venezia per settembre, ospite della marchesa Casati, probabilmente non ebbe luogo.

Al Salon espose due dipinti non meglio identificati che sono così recensiti da G.G. Sarti (Il Salon della So- cietà Nazionale, in “La Tribuna”, 14 aprile 1913): “Parigi, 13 ore 9. […] Quest’anno dopo aver visitato il Salon della Società Nazionale, si constata che perfino le opere di vari di questi artisti che il pubblico suole prediligere interessano meno del consueto. Ma rimangono, come ho detto, i ritratti di Boldini e le tele di qualche altro grande maestro. Boldini ha esposto un ritratto di signore ed uno di signora: il primo è d’una sorprendente espressività, il secondo manca di questo carattere che io ritengo es- senziale ma è d’un’eleganza e d’un’originalità mirabili. Come sempre, le sue tele sono assai discusse, assai criticate, ma costituiscono uno dei due clous dell’Esposizione. L’altro è formato dal Don Chisciotte di La Gandara. […] Tolte queste tele del pittore italiano e del pittore francese, poco altro s’incontra nel Salon di piacevolmente sconcertante”. Si trattava quindi di un ritratto maschile e di uno femminile, forse di Peggy quest’ultimo. Boldini ne scrisse in una lettera a Francesca d’Orsay: “Il quadro di Peggy al Salon ha un successo immenso virtiginoso”.

Discusse con Alaide Banti a proposito dei suoi dipinti passati per la vendita Battistini, che Boldini non riteneva autografi. Le opere in realtà provenivano da casa Banti e Alaide era certa che le avesse eseguite proprio lui. A giugno il fratello Gaetano scrisse delle proprie difficoltà economiche al pittore, che lo rassicurò offrendosi di aiutarlo in caso di necessità.

Ricevette il pagamento per il ritratto di Madame Edwards Gandarillas. Da febbraio a fine giugno del 1914, a Roma, si ten- ne la “II Esposizione Internazionale d’Arte”, promossa dalla Secessione, a cui Boldini, sempre in cerca di nuove esperienze, non poté non partecipare. Qui presentò tre opere mai esibite in Italia, due indicate con il semplice titolo Ritratto, inviate da Parigi, oltre al Ritratto della marchesa Casati con levriero. Diego Angeli ricorda i dipinti nella recensione Giovinezza e primavera d’arte: la Secessione a Roma (in “Giornale d’Italia”, domenica 22 marzo 1914): “Il Boldini con tre dei suoi caratteristici ritratti, fra cui quello oramai celebre della marchesa Casati”.

Al Salon parigino espose invece Portrait de Mlle R. e Portrait de Mlle L. G.G. Sarti, corrispondente per “La Tribuna”, li de- scrisse in Esposizioni Parigine. Salon della Nazionale (14 aprile 1914): “Parigi, aprile,1914 Gli artisti italiani hanno quasi tutti disertato. Se non vi fossero due piccoli ritratti che portano la firma il- lustre del Boldini si potrebbe trascurare di menzionarli. Questi ritratti del Boldini si scostano da quelli che suole esporre ogni anno in questa Mostra: sono entrambi di signore, ma uno è tagliato all’altezza del seno e l’altro è una figura intera ad un quinto del vero. La personcina che il Boldini ha dipinta in questo secondo quadretto è tipica come tutte che egli ama di riprodurre: e cioè una creatura serpentina, dalle linee sfuggenti, enigmatica, irreale. Se un giorno verrà organizzata una mostra dei ritratti di quest’artista, il pubblico si troverà dinnanzi ad una moltitudine di signore tutte egualmente va- porose, tutte con lo stesso aspetto immateriale, tutte appartenenti ad una razza delicatissima, ad una stirpe che si crederà si sia estinta”.

Da quest’anno Boldini non si presentò più al Salon fino al 1921. Nel frattempo, scoppiò la prima guerra mondiale e l’artista viaggiò di frequente: da Nizza a Glasgow, Southampton, talora a Londra, a Parigi e, negli ultimi mesi dell’anno, in Spagna. Ricevette svariate lettere da Amédée Kahn, che lo rassicurava sulle questioni finanziarie e sui suoi depositi bancari. Nelle lettere al fratello Gaetano esprimeva il dispiacere per i cattivi affari, dovuti certamente ai conflitti militari in atto.

Ricevette i ringraziamenti di Teresa Marescotti Venosa da Roma per il magnifico ritratto del defunto marito, il marchese Ignazio Boncompagni Ludovisi, principe di Venosa, ammirato da tutti nella loro residenza romana. Cécile Murat richiese il suo ritratto al pittore, iniziato nel 1910. Nel maggio del 1915 morì la moglie del fratello Gaetano, il quale lasciò Bologna per trasferirsi nuovamente a Ferrara.

I prezzi di un ritratto eseguito da Boldini si aggiravano in questo periodo fra i trentamila e i cinquantamila franchi. In questi anni si aggravarono i suoi disturbi alla vista; poco sappiamo del biennio 1917- 1918, durante il quale si spostò per lo più tra la Costa Azzurra e Parigi. Dal febbraio del 1918 risiedette a Nizza, dove fece arrivare alcuni suoi quadri per salvarli dai bombardamenti. Lasciò Nizza il 5 dicembre per tornare a Parigi. Risale proprio a tale periodo il dono del ritratto di Verdi alla Galleria d’Arte Moderna di Roma.

Due riconoscimenti importanti gli vennero conferiti nel 1919: il titolo di ufficiale della Légion d’Honneur il 14 gennaio e quello di grand’ufficiale della Corona d’Italia il 29 luglio.

Iniziò a riconoscere un vitalizio alla nipote Eva e al fratello Gaetano, con il quale tenne costanti rapporti epistolari. Chiese a quest’ultimo di inviargli foto di piccioni in volo, preferibilmente nella città di Venezia, in quanto ne aveva bisogno per un quadro. Boldini aveva ormai settantasette anni, vedeva aggravarsi la sua malattia e si ritrovava sempre più solo.

Intrattenne un intenso legame di corrispondenza con Maria Vendeghini Baldi, figlia del vecchio amico di Ferrara Enea; in queste lettere il pittore rimpiangeva la città natale ma, viste le cagionevoli condizioni di salute, non si sentiva in grado di affrontare un viaggio tanto lungo.

Durante il 1920 le sue preoccupazioni si concentrarono sul diffondersi del bolscevismo, come possiamo dedurre dalle numerose lettere inviate al fratello Gaetano in cui parlava anche dell’amore nutrito per una ragazza appena diciassettenne. Suggerì alla marchesa Casati di non prestare il suo ritratto per esposizioni organizzate a Venezia. Continuò l’affettuosa corrispondenza con Maria Vendeghini Baldi, che a maggio subì la perdita di un figlio; Boldini espresse la propria partecipazione al grave lutto e sollecitò la donna a far proseguire l’altro figlio negli studi artistici. Soffrì di artrite all’orecchio sinistro. Nel ripensare a un ritratto a matita dei suoi genitori eseguito in gioventù, affermò che anche a distanza di così tanti anni non avrebbe saputo far di meglio.

Partecipò alla “Prima Mostra d’arte ferrarese” aperta il 29 aprile. Nonostante le esortazioni del pittore, la marchesa Casati non fece arrivare il suo ritratto con levriero a Ferrara.

Boldini ribadì al fratello Gaetano della stasi del mercato dell’arte e di non voler prendere parte al Salon annuale. Manifestò ammirazione per Gabriele d’Annunzio e programmò di andare a Ferrara a fine settembre per congratularsi con i coraggiosi fascisti della città.

Nel 1921 corrispose con Filippo Tommaso Marinetti, dimostrando interesse per le più innovative manifestazioni artistiche. Quest’anno segnò la ripresa delle sue esposizioni al Salon du Champ-de-Mars con due opere: Ritratto di Madame Harjès con due figli e Ritratto di Mme Letellier. Ricevette i complimenti per l’originalità del primo dipinto dalla pittrice neozelandese Grace Jane Joel. Molti suoi lavori passarono in numerose vendite alle aste parigine. In seguito alla perdita di molti denti, Boldini si fece installare una dentiera.

Robert de Montesquiou dedicò una poesia a tre famosi dipinti realizzati dal maestro: il suo ritratto del 1897, Ritratto della marchesa Casati con levriero e Ritratto di Madame Harjès con due figli. Il ritratto eseguito alla signora Edwards con i quattro figli fu oggetto di una lunga causa nel 1922, poiché il contratto prevedeva la raffigurazione di uno solo dei figli e non di tutti e quattro; il maestro ne uscì sconfitto e fu costretto a consegnarlo ai committenti. L’opera finì in Cile nel 1928.

Già il 29 luglio 1922 il pittore rispondeva a Mr Edwards, che aveva contestato il prezzo del dipinto. In seguito a una lunga malattia, il 18 giugno, morì Maria Vendeghini Baldi. Boldini confidò al marito Giovanni Baldi di pensare spesso alla morte e di voler allestire una sede espositiva a Ferrara, in grado di accogliere tutte le opere che egli avrebbe donato alla città dopo la sua scomparsa. Scrisse al fratello Gaetano affinché gli trovasse una casa a Ferrara, dove sarebbe tornato ad abitare molto volentieri. Riferì a Gaetano e a Baldi anche del problema che si trovava a dover affrontare con gli Edwards. Poi cambiò idea e pensò di trasferirsi a Roma.

Al Salon espose due opere: Mme Edwards et ses enfants e Mme Edwards. Soffrì di sciatica. Scrisse ad Alaide Banti di progettare una gita a Castiglioncello, sostenendo di essere stato respinto da Alaide a causa del suo amore inconfessato per Frederick Stibbert. Lamentava di essere invecchiato, di vederci male e di essere sordo da un orecchio. Continuava a corrispondere con la marchesa Casati.

Nel marzo del 1923 compì una gita a Rouen e, in estate, a Ostenda e Lamalou, dove incontrò la contessa Grazioli. Il fratello Gaetano, al quale Boldini elargiva già da qualche anno un assegno di mantenimento, lo raggiunse a Parigi. La cameriera Berthe, al suo servizio dal 1895, si sposò lasciando il lavoro. Boldini si congratulò con la marchesa Casati per l’acquisto del Palais Rose du Vésinet a Parigi, appartenuto a Robert de Montesquiou. Ricevendo delle imma- gini di Alaide Banti, le espresse il suo apprezzamento. L’amica gli procurò una nuova governante svizzera di nome Marie Rouiller.

L’anno seguente Boldini propose ancora due lavori al Salon: Portrait de la Marquise P. del Rio e Portrait du Comte Sforza.

Nel 1924, a fine agosto, si recò in Bretagna ma fu costretto a ripartire al più presto a causa delle cattive condizioni climatiche. Durante l’anno intrattenne una fitta corrispondenza con il fratello Gaetano a proposito di un suo eventuale trasferimento a Ferrara e riguardo alla possibilità di istituire un museo a lui dedicato. Dapprima si dimostrò allettato dall’eventualità di dimorare in Palazzo dei Diamanti, ma l’impossibilità di questa sistemazione lo portò a escludere qualsiasi altra soluzione. Affermò che anche la Francia avrebbe avuto bisogno di un Mussolini per mettere mano ai molti problemi della nazione. Si aggravarono progressivamente i problemi alla vista. Si lamentò con Alaide della cameriera dal carattere troppo severo, che avrebbe voluto licenziare, infine riuscendoci.

Carlo Placci si congratulò con lui per la lapide che il Comune di Ferrara fece apporre sulla sua casa natale. Il pittore si rammaricò invece perché vi si citava solo la sua attività di ritrattista ma non quella precedente, quando realizzava “quadri di tutti i generi”. Nel mese di novembre “La Stirpe” pubblicò un articolo dove venivano ripercorse tutte le tappe della carriera del pittore.

Nel giugno del 1925 Arduino Colasanti lo raggiunse a Parigi per offrirgli una sistemazione a Roma, città che concorreva con Ferrara per l’eredità del pittore. In ago- sto, Boldini si trovava a Saint-Brieuc e avrebbe desiderato tornare in Italia, ma la sua modella Suzy Lecormie si ammalò di tisi. Assunse una nuova cameriera, a sua detta di piccola statura e maleodorante. A dicembre raggiunse Suzy a Cannes, rimanendovi almeno fino al febbraio dell’anno successivo.

Nell’agosto del 1926 Boldini si trovava insieme a Suzy a Cabourg. In settembre si recò a Parigi, dove rilasciò una nota intervista a De Pisis. Gertrude Corbitt venne ricevuta dal pittore nel suo studio per le sedute di posa del suo ritratto.

Giovanni Boldini in smoking, archivio privatoGiovanni Boldini in smoking, archivio privato

Risale a questo periodo il decisivo incontro con Emilia Cardona, giornalista della “Gazzetta del Popolo” di Torino, recatasi nel suo atelier per intervistarlo, con la quale iniziò un rapporto di affettuosa amicizia che, tre anni dopo, sfociò nel matrimonio.

L’unione tra Emilia, ventisettenne già sposata nel 1923 con rito civile a Massimo Mencarelli, e l’ormai anziano pittore suscitò una certa perplessità nel fratello Gaetano e negli amici più stretti. Secondo una testimonianza della vedova Boldini, raccolta molti anni dopo da Raffaele Monti, il matrimonio non fu realmente consumato, ma piuttosto vissuto all’insegna di un affetto struggente e di un sottile erotismo mai espresso pienamente. Soltanto oggi siamo a conoscenza della relazione extraconiugale intrattenuta da Emilia, già un anno prima del matrimonio, con lo scultore Francesco “Francis” La Monaca, che sposò un anno dopo la morte di Boldini.

A causa di un articolo di giornale apparso in Italia circa le gravi condizioni di salute del notissimo artista, il fratello Gaetano, preoccupato, inviò a Parigi Luigi e Carlo Lega, che si resero conto delle esagerazioni espresse dalla carta stampata.

Nei due anni successivi le condizioni di salute di Boldini si aggravarono: soffriva di reumatismi, fu operato alla prostata e la vista si indebolì sempre più.

Nel 1927 ricevette la lettera appassionata di Lola Laskaraki, nella quale la donna rievocava il loro trascorso amore. Boldini contemplò di nuovo l’idea di tornare a Ferrara. In occasione della “Settimana Ferrarese”, nel 1928, gli venne dedicata una piccola mostra antologica, che contrariò il pittore per la presenza, tra i dipinti selezionati, di alcuni suoi lavori giovanili. Per l’inaugurazione di Torre Vittoria furono esposti i seguenti dipinti: Ri- tratto della contessa Lydia Magnoni Monti, Autoritratto giovanile, Ritratto della contessa Carolina Magrini, Ritratto di Giuseppe Verdi, Ritratto della principessa di Hohenlohe, Ritratto di un generale spagnolo, Ritratto del conte Maraini, Cortile di fattoria, La sentinella, Dipinto eseguito a dodici anni, Ritratto del padre.

Il maestro venne nominato commendatore dell’Or- dine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Il podestà di Ferrara, Renzo Ravenna, valutò l’ipotesi di concedere a Boldini un’abitazione di prestigio nella città natale, ma i pregiu- dizi mai del tutto superati sulla sua giovane convivente fecero sfumare questa possibilità. Boldini si lamentò con Maria Lega delle opere esposte a Ferrara e soprat- tutto dell’imprudenza di aver trasportato da Roma il ritratto di Verdi. Con l’aiuto di Giovanni e del fratello Gaetano, Emilia Cardona iniziò a redigere quella che, seppur con qualche inesattezza, divenne la più comple- ta biografia dell’artista.

Il 1929 fu l’anno del matrimonio con la giovane giornalista, da poco legalmente separata dal primo marito, celebrato alla presenza di pochi intimi: lei aveva trent’anni, lui ottantasette.

Boldini chiese a Gaetano di fornire altre notizie a Emilia sulla sua vita passata. Morì Alaide Banti, definita dall’artista “mia fidanzata di già 60 anni”. La salute di Boldini peggiorò nel 1930, sebbene affettuosamente curato dalla moglie. In una delle ultime lettere scritte a Gaetano, Boldini lo informava di essere stato molto male. Emilia in una nota spiegava infatti a Gaetano l’enorme difficoltà che il pittore aveva incontrato per scrivergli questa lettera.

L’artista morì l’11 gennaio 1931 per il riacutizzarsi della broncopolmonite. Il suo corpo fu sepolto nel cimitero della Certosa a Ferrara, accanto ai suoi cari. La vedova, pochi mesi dopo, pubblicò a Parigi Vie de Jean Boldini, alla cui stesura aveva lavorato sotto la guida dello stesso Boldini.

Il 7 maggio, alla Galleria Charpentier di Parigi fu inaugurata una retrospettiva in omaggio al grande artista italiano.

tratto da: “Giovanni Boldini. Cronologia biografica”

di Tiziano Panconi e Loredana Angiolino

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