Museo Archives Giovanni Boldini Macchiaioli

Museo Archives Giovanni Boldini Macchiaioli

Giovanni Boldini, la seduzione della pittura. Il monumentale catalogo edito da Contemplazioni.

Acquistabile al bookshop della mostra (Lucca, Complesso monumentale della Cavallerizza, dal 2 dicembre 2025 al 2 giugno 2026), online o in libreria, il monumentale catalogo di 432 pagine – edito da Contemplazioni e a cura di Tiziano Panconi – è una preziosa, ampia e articolata monografia su Giovanni Boldini che, partendo dalle 124 opere del repertorio espositivo, si dipana attraverso una fitta serie di confronti estetici e storico-critici.
Undici i saggi introduttivi inediti, affidati alle penne di altrettanti docenti universitari e storici dell’arte ottocentisti (Università di Napoli, Università di Genova, Accademia di Belle Arti di Perugia), oltre a sei sottocapitoli di apertura delle rispettive sezioni, nei quali si affrontano molteplici aspetti della vita e dell’opera del longevo artista nato a Ferrara nel 1842 e morto a Parigi nel 1931.
Le ricerche alla base dei testi, condotte fra Napoli (I. Valente), Ferrara (T. Panconi), Parigi (L. Lecci) e Londra (L. Angiolino), consultando nuovamente le principali fonti biografiche, rendono conto, puntualizzandoli, dei rapporti del celebre maestro con l’ambiente artistico, culturale e politico dell’epoca. Fra queste, un’importante riscoperta (G. Romani): la collaborazione con la pittrice “maledetta” Juana Romani, inviata da Boldini, in qualità di commissario della sezione italiana, a partecipare al Salon de Paris del 1889, dove la talentuosissima artista originaria di Velletri si distinse ottenendo la medaglia d’argento. Morirà nel 1923, completamente dimenticata, dopo vent’anni di manicomio.

«Se, in un primo momento – scrive Panconi – la storiografia artistica del Novecento ha sminuito le iperboli stilistiche di Boldini, il suo nome, a partire dall’importante retrospettiva tenutasi a Ferrara nel 1963, è stato progressivamente rivalutato, fino a guadagnare fama universale e il pressoché unanime riconoscimento quale colonna della ritrattistica di fine Ottocento e inizio Novecento.
Una consacrazione tardiva, seguita a decenni di giudizio critico gravido di fraintendimenti, perlomeno rispetto alla sua parziale, o mancata, adesione ai principali moti avanguardisti delle epoche da lui attraversate. Nel bene e nel male, Boldini fu considerato dai suoi contemporanei un protagonista imprescindibile della scena artistica del tempo e, da noi, a quasi un secolo dalla scomparsa, “il maestro del ritratto Belle Époque”, di cui orientò l’evoluzione fin dal suo arrivo a Firenze nel 1864 e poi a Parigi almeno fino al 1910. Un percorso intrapreso cogliendo l’essenza delle anime e delle emozioni attraverso gli sguardi di un’infinita galleria di personaggi: dalla cifra dinamica e moderna di quei vortici concitati di segni e pennellate vibranti, apparentemente scomposti, emerge la cadenza ritmica della pittura quale rappresentazione estetica di un moto interiore».

Completamente inedito il punto di vista offerto nel più letterario dei capitoli (P. Goretti): «secondo l’insegnamento annunciato in Ovidio – tanto nell’Ars amandi quanto ne I cosmetici delle donne, nei quali il poeta, così amato anche da d’Annunzio, elaborava la propria idea di cultus – è l’Artificio, a cui si deve attribuire un compito di civilizzazione.
Quando la donna si trucca – conclude Baudelaire – compie un’operazione profonda, capace di garantire il funzionamento del mito».

L’edizione, patrocinata dal Ministero della Cultura, si apre con le presentazioni del presidente della Regione Toscana Eugenio Giani, che identifica nella pittura di Boldini «la grazia dei gesti, l’intensità degli sguardi delle donne, trasformandole in icone eterne di sensualità e modernità»; del sindaco di Lucca Mario Pardini, per il quale «le sue tele, attraversate da una luce che vibra e si dissolve rapida e sensuale, raccontano più di ogni trattato la complessità della Belle Époque, restituendo non solo l’apparenza delle cose, ma la loro aura, la loro tensione vitale»; del presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Lucca Massimo Marsili, che scrive: «La seduzione diventa linguaggio, gesto, movimento: il fruscio delle sete, la torsione improvvisa del busto, lo sguardo obliquo che si sottrae e insieme invita»; e della direttrice del Museo Nazionale di Palazzo Mansi e del Museo Nazionale di Villa Guinigi, Luisa Berretti, per la quale «le donne del pittore ferrarese sono le protagoniste: in abiti da giorno o da sera, e a volte nude, in casa, al teatro o al parco, sole o accompagnate, ma sempre al centro della scena, con una potenza espressiva che cattura emotivamente chiunque le guardi».

Chiude il catalogo la ricchissima selezione grafica che il curatore definisce: «Vortici di segni graffianti, linee parallele o convergenti, traiettorie, schizzi e sviluppi incompiuti attraverso i quali Boldini coglieva al volo l’attimo fuggente, quell’istante in cui l’espressione dei volti era emblematica, la mimica e la gestualità risultavano spontanee e lo sguardo più profondo, riuscendo infine a coglierne il concetto e tutta la tensione emotiva.
Spadaccino del segno tratteggiato all’impronta, istintivo eppure controllato, affrontava il foglio come a colpi di fioretto, imprimendovi il bulino o la matita, ora lieve ora deciso, descrivendo frammenti di una realtà transitoria, quasi mai rappresentata nella sua completezza, inafferrabile nel momento in cui si compiva».

Giovanni Boldini. La seduzione della pittura, a cura di Tiziano Panconi, Contemplazioni, novembre 2025. ISBN: 9791298512238

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